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“...Giunsi
a Spezia proprio col proposito
di compiere un pellegrinaggio
sentimentale, il che poi si
realizzò nel migliore dei modi.
(...)
Il grande merito di Spezia sta,
ai miei occhi, nella barca che
affittai in un piacevole
pomeriggio di ottobre, per
compiere la traversata del golfo
- ci vuole circa un’ora e mezza
- fino alla piccola baia di
Lerici che si apre ad est.
Questa baia è davvero
incantevole; circondata da
colline boscose tra il verde e
il grigio, verso il mare ha il
suo porto vanamente difeso da un
antico e meraviglioso castello
in rovina, proteso su un ardito
promontorio all’altra estremità.
Il luogo è un classico per tutti
i viaggiatori inglesi, poiché,
giusto nel mezzo della conca
della baia, si trova la piccola
villa ora deserta, in cui
Shelley passò gli ultimi mesi
della sua breve esistenza.
Viveva a Lerici infatti quando
partì per quella breve crociera
verso sud da cui non fece più
ritorno. La casa che lo ospitò
si rivela, inaspettatamente, una
strana e malconcia costruzione
ed è tanto triste quanto ci si
poteva augurare di trovarla.
Essa si affaccia direttamente
sulla spiaggia con i suoi muri
scrostati e una loggia ad archi
aperta su una piccola terrazza
dal parapetto rustico che,
quando soffia il vento, si
ricopre degli spruzzi salmastri
del mare. Il posto è
assolutamente solitario, arso
dal sole, dalla brezza e dalla
brina e molto vicino alla
natura, in perfetta sintonia con
la passione di Shelley. Posso
ben immaginare con la fantasia
un grande poeta lirico dei primi
anni del secolo che, seduto
sulla terrazza in una calda
sera, si sente molto lontano
dall’Inghilterra. In quel luogo
e con il suo genio, egli deve
naturalmente aver udito nella
voce della natura una dolcezza
che solo l’empito lirico avrebbe
saputo tradurre, è un luogo dove
un pellegrino di lingua inglese
può veramente nutrire pensieri e
sentirsi sospinto verso
l’espressione lirica. Io
tuttavia mi debbo accontentare
di dire, in una prosa incerta,
che ricordo ben pochi episodi
del mio viaggio in Italia più
vicini al mio cuore di quanto lo
sia stato quel perfetto
pomeriggio d’autunno: la sosta
di mezz’ora sulla piccola e
fatiscente terrazza della villa,
l’ascensione fino all’antico
castello che domina Lerici in
modo singolarmente felice, la
passeggiata piena di meditazioni
nella luce che si affievoliva,
sulla terrazza ricoperta di viti
che guarda verso il tramonto e
le montagne che si abbuiano, e
laggiù, in lontananza, verso il
mare tranquillo, oltre il quale
la pallida facciata della
tragica villa osserva
intensamente il chiarore della
luna.”
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